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GRANDE POESIA A L’ECCEZIONE. ISABELLA MORRA, “LA GIOVANE FAVOLOSA” DEL RINASCIMENTO….

Scritto da   /   febbraio 12, 2015 10:43 am  /   Commenti disabilitati su GRANDE POESIA A L’ECCEZIONE. ISABELLA MORRA, “LA GIOVANE FAVOLOSA” DEL RINASCIMENTO….

a cura di Rino Bizzarro*

Sabato 14 Febbraio, alle ore 18,30, presso L’ECCEZIONE – Cultura e Spettacolo di Puglia Teatro, a Bari, in Via Indipendenza 75, per la 40^ stagione artistica di Puglia Teatro, patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Puglia, dall’Università e dal Comune di Bari, dalla SIAD – Società Italiana Autori Drammatici di Roma, terzo appuntamento del ciclo di incontri-spettacolo “ La grande Poesia – Le Poetesse”, a cura di Daniele Giancane, che avrà questa volta come protagonista “Isabella Morra”.   Rino Bizzarro  interpreterà alcune fra le pagine più belle dell’autrice.

Nata a Favale, l’odierna Valsinni, nel 1516 circa, Isabella Morra morì nell’inverno tra il 1545 e il 1546. Fu uccisa dai fratelli per una presunta storia d’amore con Diego Sandoval De Castro, poeta di origine spagnola, barone di Nova Siri (allora Bollita). Petrarchista, la Poetessa ha lasciato uno struggente canzoniere, fatto di dodici sonetti e tre canzoni, che, pubblicato per la prima volta nel 1559, ne fa la più grande poetessa d’amore del Rinascimento italiano per originalità e schiettezza del sentire. Dopo un lungo silenzio, protrattosi dal 1559 fino all’Ottocento, fu riscoperta da Angelo De Gubernatis nel 1901, con una conferenza tenuta nel Circolo Filologico di Bologna, poi pubblicata nel 1907. Ma doveva toccare a Benedetto Croce occuparsene approfonditamente in un lungo saggio, che fu preparato da un viaggio-pellegrinaggio fino a Valsinni, tra il 23 e il 25 novembre 1928, nella speranza di trovar tracce della di lei vita e opera. Non fu trovato nulla, tranne l’aura entro cui si svolse una poesia, che, nata dall’isolamento geografico, diventava il canto della solitudine, secondo immagini e ritmi e sospiri che sarebbero stati, poi, di Giacomo Leopardi. Anche Isabella Morra, infatti, sognò la fuga e la libertà dal suo “denigrato sito”, ove era costretta a “menar” la sua vita e che considerava “sola cagion del suo tormento”. E anche per lei l’unica forma di evasione fu la poesia, intesa come canto.

*Attore regista e Direttore Artistico di Puglia Teatro

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