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La reclusione come motivo di riscatto

Scritto da   /   agosto 14, 2012 10:21 am  /   Commenti disabilitati su La reclusione come motivo di riscatto

Di Ester Lucchese

Rosa Luxemburg, teorica politica della sinistra marxista europea agli inizi del XX sec. , aveva partecipato alla nascita del Partito Socialdemocratico polacco e lituano. Il suo programma politico prevedeva illuminanti iniziative per quei tempi che brevemente ed in sintesi elenco: imposta fortemente progressiva, confisca della proprietà di tutti gli emigrati ribelli, accentramento del credito in mano dello Stato mediante una banca nazionale con capitale dello Stato e monopolio esclusivo, accentramento di tutti i mezzi di trasporto in mano allo Stato, moltiplicazione delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione, dissodamento e miglioramento dei terreni secondo un piano collettivo, eguale obbligo di lavoro per tutti. L’unificazione dell’esercizio dell’agricoltura e dell’industria, erano misure atte a eliminare gradualmente l’antagonismo fra città e campagna. La Luxemburg in quegli anni parlò di istruzione pubblica gratuita di tutti i fanciulli, dell’eliminazione del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche, della combinazione dell’istruzione con la produzione materiale, e così via. Nel suo discorso sul Programma politico dichiarò brillantemente:”Il socialismo è diventato una necessità, non solo perché il proletariato non vuol più vivere nelle condizioni di vita che gli fanno le classi capitalistiche, ma anche perché, se il proletariato non adempie al suo dovere di classe e non realizza il socialismo, la rovina sovrasta su tutti noi assieme’’.
Negli anni in cui non era possibile esprimere liberamente il proprio pensiero molti dovettero rinunciare ad ogni sorta di vera libertà personale. Per non annullare il proprio ideale a scapito dei sentimenti, il carcere rappresentò il momento in cui si poté fissare la propria identità. Mentre tutti vivevano, quel restare fermi e reclusi diventò in molti casi occasione di riscatto. Voglio offrirvi qui solo uno stralcio della lettera che Rosa Luxemburg scrisse a Sonja Liebknecht nel 1917, dal carcere femminile di Breslavia, dove era detenuta come misura di sicurezza per propaganda antimilitarista.. “(..) Sono calma e serena come sempre. Ieri sono rimasta a lungo sveglia adesso non riesco ad addormentarmi prima dell’una, però devo essere a letto già alle dieci, così, al buio, i miei pensieri vagano come in sogno. Ieri dunque pensavo: quanto è strano che, senza alcun motivo particolare, io viva sempre in un’ebbrezza gioiosa. Me ne sto qui, ad esempio, in questa cella oscura, sopra un materasso duro come la pietra, intorno a me nell’edificio regna come di regola un silenzio di tomba, sembra di essere rinchiusi in un sepolcro: attraverso la finestra si disegna sul soffitto il riflesso della lanterna accesa; proprio sotto la finestra, la guardia si schiarisce la voce e per sgranchirsi le gambe fa lentamente qualche passo con i suoi stivaloni. La sabbia stride in modo così disperato, sotto quei passi, che nella notte scura e umida si sente risuonare tutta la desolazione e lo sconforto dell’esistenza. Me ne sto qui distesa, sola, in silenzio, avvolta in queste molteplici e nere lenzuola dell’oscurità, della noia e intanto il mio cuore pulsa di una gioia interiore incomprensibile e sconosciuta, come se andassi camminando nel sole radioso su un prato fiorito. E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità. E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non ne trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa; la profonda oscurità della notte è bella e soffice come il velluto, a saperci guardare. E anche nello stridere della sabbia umida sotto i passi lenti e pesanti della guardia risuona un canto di vita piccolo e bello, se solo ci si presta orecchio. In quei momenti penso a voi, a quanto mi piacerebbe potervi dare la chiave di questo incanto, perché vediate sempre e in ogni situazione quel che nella vita è bello e gioioso, perché anche voi possiate sentire questa ebbrezza e camminare su un prato dai mille colori”. Rivelando le contraddizioni del mondo borghese ed esprimendo e pagando con la sua stessa vita il valore della libertà, Rosa Luxemburg ha rappresentato, in mezzo a tanta malvagità, un faro di dignitosa speranza.

 

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