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Il giornalismo dalla schiena dritta che non si rassegna all’oblio. Un articolo di Toni Jop che non è stato possibile leggere sull’Unità..

Scritto da   /   agosto 2, 2014 1:21 pm  /   Commenti disabilitati su Il giornalismo dalla schiena dritta che non si rassegna all’oblio. Un articolo di Toni Jop che non è stato possibile leggere sull’Unità..

Ci siamo permessi di sbirciare    sulla pagina   Facebook del nostro amico Toni Jop, giornalista de  L’Unità , il quotidiano  che dal  1° Agosto non è più in edicola per   questioni di cui avevamo già informato i lettori. Toni è uno dei tanti fini intellettuali di cui il nostro Paese  dovrebbe essere fiero, ma oggi, insieme  ad  altri  79 colleghi,  è messo in condizione di non poter esercitare dignitosamente il suo lavoro .  Noi  riteniamo utile dare visibilità al pezzo di un maestro del giornalismo dal quale abbiamo tutto da imparare, incluso il fatto di  non voler ricercare occasioni per brillare di luce  riflessa, ché  il sincero affetto  e l’amicizia che ci lega al destinatario  della recensione , il cantautore Ernesto Bassignano, ragionevolmente, ci rassicura sul fatto che questa pubblicazione non sarà male interpretata. (E.C.)
di Toni Jop
QUESTO IL TESTO DELLA RECENSIONE CHE SULL’UNITÀ AVREBBE DOVUTO ACCOMPAGNARE IL LANCIO DEL NUOVO E BEL DISCO DI ERNESTO BASSIGNANO. POI HANNO CHIUSO LE SERRANDE E QUESTA COSA è RIMASTA SUL TRAMPOLINO. ECCO.
Sarà Bassignano lo chansonnier degli ultimi giorni? Perché, eccolo con il suo disco nuovo e noi con la recensione in ritardo mentre arriva la notizia che ci riguarda. L’Unità chiude, di nuovo. E’ quel “di nuovo” che non ci permetterà di morire: se siamo rinati una volta, magari accadrà ancora. A caccia di leggi fisiche utili alla sopravvivenza, stropicciamo la copertina allegramente delirante di “Vita che torni” che in quattro pennellate fotografiche smanetta gli orizzonti di questa bellissima fatica produttiva di una voce poetica che ci ha accompagnato da quando eravamo piccoli e molto più rossi di ora. Ernesto, il bardo del Pci, sta adesso con le spalle al pubblico, chitarra a terra tenuta con la mano come fosse una zappa, cappello sulla capa, occhiali di sguincio e sguardo perso nel tramonto più intenso e stordente che esista, nemmeno un Fattori d’annata. Questa è la copertina; uno la vede e dice: che gli è successo al Bassignano? Bisogna conoscerlo, conviene sapere della sua sornioneria, a tratti perfino cinica, della sua capacità di non prendersi sul serio fino in fondo per non cadere nel trabocchetto di una melassa annunciata. Melassa non è: Ernesto ha messo assieme dieci titoli dolci e duri, come gli compete, oscillando in un pendolo che lo ha sempre riconnesso ai feeling di una stagione immortale del cantautorato italiano. Veleggia da Bindi a De Gregori, da Conte a Lauzi, da Paoli a Tenco, perché questo è il suo mare e la sua barca fila via per la sua strada senza rinnegare mai affetti e ispirazioni, senza pudori per le sue nostalgie, con il coraggio di chi non teme le sue tenerezze. Roba fuori moda, come Bassignano, come Bindi e per questo da non perdere. E’ come tornare – con rispetto parlando – ad un Prevert più assolato e smaliziato, immergersi negli accordi musicali e verbali che il vecchio “Bags” ha confezionato sul crinale dei suoi settant’anni. Del resto, già il titolo che ha imposto alla compilation non ammette ambiguità: “Vita che torni” – a sua volta primo brano della selezione – ha a che vedere con una sorta di rinascenza che per virtù e per coraggio sceglie di entrare in diretta polemica con la curva epica ululante raccontata dai testi di moltissime delle canzoni impugnate in queste settimane sui palchi estivi delle nostre città. Bassignano, per suo conto, “risente”, torna a sentire, a rimettere in campo una sensibilità da pensoso, malinconico e irridente chansonnier che non lo ha mai abbandonato in almeno quarant’anni di attività artistica e che in questo lavoro “esplode”. La rotta è chiara, le tappe di navigazione limpide, dichiarate: “Molto tempo fa”, “Resterà una canzone”, “A Pasqua”, “Al sole”, la struggente “Folkstudio dove sei?”, “Il testamento”, “L’ombra”, “La strada”, “Sotto il cemento”. Ed è una sensibilità che evita miracolosamente il collasso della modernità, dei suoi diktat. Questa sensibilità è il presente, non il passato che racconta; questa sensibilità è il nostro salvagente, l’antidoto più sicuro contro la vincente crudeltà dei tempi. “Vi lascio una battaglia appena nata, vi lascio la rivolta di fronte a ogni porcata, per l’ultima bandiera finita giù nel fango, finché c’è ancora vento per questo ultimo tango”. E’ così tenero? Vecchia volpe, sarai vendicato.
(Toni Jop)

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