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  Senza categoria  A colloquio con una promessa della danza tarantina: Roberta di Laura
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A colloquio con una promessa della danza tarantina: Roberta di Laura

RedazioneRedazione—17/05/20140
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di Eleonora Arnesano
Una giovane ballerina con un curriculum di notevole spessore artistico a cui facciamo i nostri auguri per una futura e brillante carriera. Roberta inizia a studiare in una scuola di danza della provincia di taranto, ma il suo talento si fa riconoscere ben  presto e si perfeziona studiando con i maestri: Irina Sitnikova (Vaganova Ballet Academy), Daniel Agesilas (Conservatorio Superiore di musica e danza di Parigi), i primi ballerini internazionali Arianne Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro, l’Etoile Vladimir Malakhov, Marco Pierin.
Supera con successo l’esame di ottavo ed ultimo grado della danza classica, presso la LUDT con il riconoscimento da parte dell’Ajkun Ballet di New York. Successivamente si diploma in danza classica, moderna e contemporanea ed ottiene una borsa di studio grazie all’alto punteggio ottenuto. Ha vinto numerosi concorsi: Tauria Web Competition, Premio Giacinto Leone, le Stelle del Domani, Dal Web al palcoscenico e diverse borse di studio (Salerno Danza D’amare, Dance Fusion, Eurhop Dance Lab, Accademia Passaro Azul in Brasile ecc). Ha partecipato ad uno stage-seminario di perfezionamento presso l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e nel luglio 2013 entra a far parte dopo selezione tramite curriculum del CID (Consiglio internazionale della Danza di Parigi). Di seguito i consigli e le sue aspirazioni.

Com’ è nata la passione per la danza?
La mia passione per la danza è nata sin da piccola, quando mi muovevo a ritmo di musica davanti alla televisione e coinvolgevo amici, nonni e genitori. Ho iniziato dapprima a fare ginnastica in una palestra, in seguito, all’età di 6 anni, mi sono iscritta ad un corso di danza ed ho proseguito i miei studi.

Da che età hai compreso di dover studiare e dedicarti seriamente alla danza?
Fin da subito! Sono rimasta talmente affascinata dalla danza che ho capito di non poterne più fare a meno. Già da bambina ho considerato la danza non come un passatempo dedicandomi seriamente, impegnandomi per migliorare e cercando di non saltare le lezioni. Danzavo sia a scuola che a casa ripetendo ciò che avevo imparato a lezione. Poi, con il tempo, questa passione è cresciuta e nonostante le difficoltà, non ho mai pensato di abbandonare, sono andata sempre avanti con maggiore determinazione.

Quali sono stati i momenti belli e più difficili del tuo percorso artistico?
I momenti più difficili sicuramente sono legati agli inizi, in particolar modo trovare una buona scuola di danza. Intorno agli 11-12 anni, grazie ad alcuni libri di danza, mi accorsi che gli insegnamenti fino ad ora ricevuti non erano corretti e che molte scuole locali in cui avevo studiato, non mi avevano trasmesso ciò che avrei dovuto imparare per l’età che avevo. Da quel momento ho dovuto faticare tanto per recuperare. Mi sono aiutata studiando la teoria leggendola dai libri, ho frequentato stages con maestri di chiara fama anche internazionali, che ho poi seguito grazie ai sacrifici dei miei genitori, che mi hanno sempre appoggiata. Altri momenti difficili sono stati gli anni in cui continuavo a studiare la scuola ed allenarmi facendo grandi sacrifici per non trascurare gli studi. I momenti più belli sono stati poi quelli in cui ho iniziato a realizzare piccole cose nella danza, come il raggiungimento del diploma, la vittoria di alcuni concorsi, la collaborazione con diverse associazioni e naturalmente essere entrata a far parte del CID (Consiglio Internazionale della Danza riconosciuto dall’Unesco).

Cosa rappresenta l’essere diventata membro del CID?
E’ stata una grande soddisfazione. Sono diventata membro CID dopo una selezione per curriculum, l’anno scorso a soli 20 anni. Il CID è l’organizzazione internazionale per tutte le forme di danza e comprende numerose personalità di spicco nel panorama della danza tra cui etòiles, primi ballerini ed anche appassionati. Grazie al CID ho la possibilità di intraprendere collaborazioni internazionali, di partecipare ai congressi mondiali di ricerca sulla danza che si svolgono più volte all’anno, di nominare a mia volta membri che ritengo idonei al Consiglio e soprattutto di offrire ai miei allievi, una certificazione internazionale dopo un certo numero di ore di studio. Quest’anno parteciperò al 37th Congresso Mondiale di ricerca sulla danza che si svolgerà ad Atene tramite un mio breve scritto “The importance of a good teacher for the future dancer” che proprio pochi giorni fa, è stato approvato dalla Commissione e sarà presentato a oltre 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Attualmente sto già lavorando ad un altro progetto per il prossimo Congresso che si svolgerà ad ottobre a Tokyo, ma per scaramanzia non aggiungo altro.

Quante e quali rinunce deve fare una ballerina?
Quando si decide di intraprendere seriamente la strada professionale nella danza, si deve tener presente di dover sacrificare ogni aspetto della propria vita, soprattutto l’adolescenza, che è il periodo fondamentale per la preparazione di ogni ballerino. Bisogna rinunciare spesso ai divertimenti, ad uscire con le amiche, ad avere tempo libero per sé, si deve studiare a volte fino a tardi per conciliare gli studi con la danza, si deve rinunciare a comprare un oggetto che piace tanto per cambiare le punte ormai rotte o il body strappato. Se ci si dedica seriamente a quest’arte, bisogna allenarsi ogni giorno con costanza e determinazione per ottenere anche il minimo miglioramento.

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Qual è lo stile che preferisci?
Lo stile che preferisco è la danza classica perché mi fa vivere delle emozioni particolari. Ogni volta che interpreto un ruolo mi immedesimo nel personaggio e vivo sensazioni diverse ed intense. Il repertorio classico mi affascina tantissimo per la splendida musica, per i tutù così leggiadri e per le splendide coreografie create, tantissimi anni fa, da illustri coreografi come ad esempio Marius Petipà, ed ogni volta poter studiare ed interpretare quelle coreografie così ricche di storia, mi emoziona molto. Naturalmente mi piace anche la danza contemporanea, neoclassica, moderna attraverso le quali posso dare spazio alla mia creatività e a mie coreografie senza dover necessariamente seguire i rigidi canoni della danza classica, che è però, la base di ogni stile.

C’è un ruolo in particolare che ti piacerebbe danzare?
Si, mi piacerebbe molto interpretare il doppio ruolo di Odette-Odile nel balletto “Il Lago dei Cigni”. E’ un ruolo affascinante perché richiede una notevole capacità tecnica come interpretativa; infatti la stessa ballerina deve interpretare due ruoli completamente diversi da un atto all’altro, immedesimandosi in due personaggi opposti: Odette, cigno bianco, buona e sofferente per la sua condizione di prigionia, Odile cigno nero, sensuale e spietata nell’inganno.

Quali sono le tue passioni oltre la danza?
La danza è la mia grande passione e non c’è nulla che ami così tanto anche perché tutta la mia vita è assorbita da quest’arte. In ogni caso mi piace molto la poesia e ho vinto il premio nazionale “Giacinto Leone” con una poesia sull’arte e la danza; adoro gli animali, viaggiare e mi piace il teatro in generale e il cinema, che ho modo di studiare ed approfondire grazie alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo che frequento all’Università La Sapienza di Roma.

Cosa pensi del programma televisivo “Amici di Maria de Filippi”? è istruttivo?
Amici è un programma che non guardo mai. Tutti i talent-show sono considerati dai giovani delle ottime vetrine per diventare famosi, ma in questi programmi non c’è la vera danza. La danza si fa in teatro non certo in televisione, dove ci sono tempistiche e meccanismi che non si addicono ad un ballerino. Molte volte in questi programmi quello che conta non è il talento ma l’interesse che un ragazzo può suscitare nel pubblico e di conseguenza aumentare gli ascolti. Spesso questi programmi sono considerati delle “scorciatoie” al successo perché attraverso la televisione è facile diventare noti, quasi degli idoli per i più giovani ed ottenere contratti di lavoro ma di certo non è questo il percorso per chi aspira a qualcosa di più. Ben venga la danza in televisione ma con altri fini: per esempio sarebbe bellissimo che qualche volta fossero trasmessi più spettacoli di balletto, programmi in cui far conoscere al pubblico la storia della danza, i più grandi ballerini e così via, insomma piccole rubriche anche per gli appassionati di questa disciplina.

Cosa hai in progetto per il futuro prossimo?
A breve mi piacerebbe organizzare un bell’evento di danza nella città di Taranto e presentare il lavoro “The importance of a good teacher for the future dancer.”. L’anno prossimo poi per motivi di studio mi trasferirò a Roma per un periodo e ho già avuto alcune proposte di insegnamento, per cui compatibilmente con i miei impegni di studio, spero di poter fare nuove esperienze e continuare la mia attività da ballerina professionista. Inoltre il mio percorso di studi è ancora lungo perché davvero c’è sempre da imparare. Nel tempo poi il mio più grande sogno è quello di fondare una mia compagnia di danza, con cui dare vita a numerosi spettacoli e in seguito poter aprire una grande scuola di danza.

In una società bombardata da show girls, ballerine di burlesque, di latini ecc…. la danza classica come si colloca?
La danza classica è sempre molto trascurata, non le si da il giusto spazio. Molto spesso si da grande spazio a veline, show girls che magari arrivano più facilmente al pubblico perché più spigliate. Qualche volta però bisognerebbe ricordare tutti i sacrifici che si devono fare per studiare un’arte così difficile!

Cosa rappresentano “Le Punte” per una ballerina?
Le scarpette da punta sono l’emblema della danza classica, potrei dire “croce e delizia” di ogni ballerina perché oltre ad essere così belle richiedono un grande studio molto faticoso per apprenderne la tecnica. Le punte sono le compagne di viaggio della carriera di una ballerina classica.

Cos’è importante per una ballerina classica, avere il fisico, l’espressività, l’elasticità o…?
Una ballerina classica deve avere numerose qualità oltre che fisiche, su cui si può lavorare con l’allenamento. Innanzitutto sono indispensabili l’umiltà, il senso del sacrificio e la determinazione perché solo attraverso queste qualità si possono superare tutte le difficoltà che si incontrano in questo meraviglioso percorso, senza arrendersi ai primi ostacoli. Naturalmente poi è indispensabile un fisico alto, slanciato adatto all’esercizio della danza, elasticità, espressività per interpretare di volta in volta stati d’animo ed emozioni diversi.

Qual è il tuo consiglio per i piccoli aspiranti ballerini?
Il mio consiglio a chi vuole intraprendere questa difficile strada, è quello di scegliere una buona scuola di danza. Purtroppo molto spesso è difficile capire se un maestro sia competente o meno, soprattutto quando si è piccoli e ci si affida con fiducia. È quindi compito dei genitori tutelare i propri figli essendo consapevoli che un insegnamento scorretto può ostacolare la strada del professionismo e soprattutto creare gravi danni fisici. Poi il consiglio è quello di impegnarsi tanto, di non aver timore di realizzare i propri sogni, anche a fronte di una possibile delusione. E’ indispensabile fare tutte le esperienze possibili per migliorare e crescere artisticamente perché anche dai propri insuccessi si impara tanto.

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Redazione

Armonia è un etimo stupendo! Il creatore delle parole non poteva inventare altro termine per esprimere il concerto di bellezza che insiste in esso. Armonia in un insieme di note, di strumenti, armonia di una comunità di persone… E’ davvero difficile che nella società in cui viviamo, di questi tempi, regni armonia, poiché sembra che il bisogno ancestrale più intimo e infimo di ogni persona sia quello di ferie e imbrogliare il proprio simile, invece di privilegiare il rapporto ed il dialogo,per l’ appunto, in una società che è contrapposta per idee ed interessi di casta, credi religiosi e politici. Armonia sta operando affinchè il confronto di idee nella piccola comunità di San Giorgio, possa tradursi in arricchimento culturale dei lettori e di chiunque vorrà avvicinarvisi. Anche la presenza di una modestissima ma appassionata (perchè è soltanto passione che muove la redazione) realtà editoriale contribuisce a formare “bene comune”. E il bene comune sarà l’unica lucida follia che la redazione vorrà contribuire a perseguire.

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