Di Davide Ndoj
Cinque giorni fa ricordavamo con emozione il 34° anniversario dello sbarco della nave Vlora a Bari: 20 mila albanesi accolti con sguardi increduli, tra timore e solidarietà.
Oggi, invece, piangiamo l’ennesima tragedia nel Mediterraneo. Al largo di Lampedusa, due imbarcazioni partite dalla Libia si sono capovolte. I morti sono almeno 27, tra loro una neonata e tre bambini. I dispersi sono decine, i superstiti una sessantina. Un bilancio drammatico, che si aggiunge a una lunga lista di naufragi dimenticati. Trent’anni fa, l’Europa accoglieva.
Oggi, alza muri, rimanda indietro, resta a guardare. La rotta libica continua a essere la più pericolosa, eppure resta l’unica via per chi fugge da fame, guerre e dittature.
Nel 1991, il sindaco di Bari Enrico Dalfino scelse di vedere esseri umani, non invasori. Disse: “Sono persone, non numeri. Non possiamo respingerli.” Quelle parole, oggi, sembrano appartenere a un tempo perduto. La speranza continua a morire in mare, ogni giorno. E noi, spettatori silenziosi, stiamo perdendo ciò che ci rende umani.
