Di Davide Ndoj
Basta anonimato impunito: serve una legge per restituire dignità, sicurezza e responsabilità al mondo digitale.
Viviamo in un’epoca in cui l’anonimato digitale è diventato rifugio per chi semina odio, per chi aggredisce, minaccia, denigra. È il regno dei codardi: persone che nella vita reale si mostrano educate, perfino “normali”, ma che appena nascosti dietro uno schermo diventano lupi rabbiosi, spargendo veleno su chiunque non la pensi come loro.
Insultano donne, giornalisti, medici, politici, attivisti. Augurano la morte a chi salva vite, a chi cerca verità, a chi racconta la guerra o difende la scienza. Da negazionisti no-vax a teorici della Terra piatta, da fanatismi religiosi a razzismi beceri, questo odio prende forme sempre più pericolose. E allora ci si chiede: perché in un mondo dove ogni nostra azione è tracciabile, sui social e nelle piattaforme si può ancora impunemente essere “nessuno”?
È arrivato il momento di dire basta. Serve una legge nazionale ed europea che imponga l’identificazione reale degli utenti online: accesso con documenti verificati, SPID, PEC o identità digitale certificata. Nessuna censura, ma responsabilità. Perché la libertà di parola non può trasformarsi nel diritto di distruggere gli altri senza conseguenze. Non si può più tollerare che minacce, diffamazioni, incitamenti alla violenza restino impuniti solo perché l’autore è un “profilo anonimo”.
Nessuno ha più il diritto di giocare con la dignità e la vita degli altri. Chi ha qualcosa da dire, lo dica con nome e cognome. Altrimenti, è solo un vigliacco. E la società ha il dovere di difendersi.
