Di Davide Ndoj
I fatti di cronaca di queste ore tessono una trama inquietante sulla condizione della gioventù italiana. Da un lato, il “Garage dell’orrore” a Roma mostrato da FarWest, dove i ragazzi trasformano la violenza in uno spettacolo d’arena; dall’altro, il sangue versato stamattina nei corridoi di una scuola a Trescore Balneario Bergamo, dove un tredicenne ha accoltellato la sua insegnante.
Il filo conduttore è una polemica feroce sul fallimento educativo. Ci troviamo di fronte a una generazione di genitori incapaci di porre limiti, spesso pronti a trasformarsi in sindacalisti dei propri figli piuttosto che in guide. Il risultato è una categoria di insegnanti che diventano bersagli fisici e psicologici in un sistema dove il “merito” è sostituito dal diritto alla prepotenza.
Se un tredicenne entra a scuola armato e con la scritta “Vendetta”, significa che il confine tra realtà e delirio di onnipotenza è crollato. Non è solo emergenza criminale: è un vuoto di valori dove la rabbia e i “mi piace” sui social diventano l’unica bussola morale.

