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  Cultura  La vita è fatta di appuntamenti. Di appuntamenti col destino. Ormai ne sono certo.
CulturaPoesie & Storie

La vita è fatta di appuntamenti. Di appuntamenti col destino. Ormai ne sono certo.

RedazioneRedazione—07/02/20140
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di Angelo Riccardi
Centimetri. Sono i centimetri davanti agli occhi che fanno la differenza. Sono quei centimetri che ogni giorno dimentichiamo per strada che giocano un ruolo importante.
Qualche centimetro in più e superi troppo velocemente quell’incrocio in cui avresti potuto sbattere contro quella donna affaticata dalle borse della spesa che aveva in mano. Tu ci avresti sbattuto la testa contro. Le sue borse le sarebbero cadute. Tu poi l’avresti guardata negli occhi, avresti perso il fiato, l’avresti aiutata a rialzare le borse della spesa. Anzi no, avresti fatto di più. Quelle borse le avresti portate tu, a casa sua, per farti perdonare della botta alla testa. Lei avrebbe continuato a dire che non era necessario, fino a desistere. Saresti arrivato a casa sua. Dimenticando che avevi un treno da prendere. Ma non sarebbe stato più importante quel treno quando lei ti avrebbe fatto entrare in casa sua per un caffé. Una chiacchierata, e lei ti avrebbe dato il suo numero. Ciao, arrivederci a stasera. Cena a lume di candela. Quella sera avresti fatto l’amore con lei tante volte ma sarebbe stato presto. Lei poteva essere quella giusta e avresti deciso di aspettare e di innamorarti di lei.
Già. Avresti potuto.
Ma quel treno da prendere lo reputavi troppo importante. Quel colloquio di lavoro avrebbe potuto cambiarti la vita. Per questo hai deciso di correre quella mattina. Hai guadagnato centimetri troppo in fretta e quell’incrocio l’hai superato troppo velocemente. Tu svolti l’angolo correndo. Lei cammina a stento per il peso delle borse. Tu non ci vai a sbattere contro perché il tempismo non è quello giusto. Continui a correre perché il treno potresti perderlo. Ma non sai che quei centimetri bruciati così in fretta ti hanno fatto perdere un altro treno. Quel treno che avrebbe potuto farti sposare quella ragazza che ora verso casa ci va da sola, sudata e triste e con la spesa nelle sue mani, quella spesa che lei ogni settimana faceva per lei e per la madre molto malata.
Già. Qualche centimetro camminato più lentamente e l’avresti conosciuta. Forse l’avresti sposata. Avresti avuto una famiglia bellissima e numerosa. Avresti chiamato i tuoi 3 figli con i nomi delle canzoni del tuo cantante preferito e ogni volta che li avresti chiamati ne saresti andato fiero. Forse.
Ma tu quella mattina hai deciso di correre. E sapevi che era giusto fare così. Perché il tuo cantante preferito ti ha sempre detto che siamo nati per correre e rincorrere i nostri sogni. E quel lavoro per te era un sogno. Era tutto. Scrivere per quel giornale per te era la realizzazione perfetta della tua vita. Quel lavoro era la vittoria giusta che avrebbe cancellato una vita passata a perdere nei bassifondi della periferia della tua città.
Così hai corso come un vagabondo fino alla stazione. Il treno sei riuscito a prenderlo. Un’ora per arrivare poi un chilometro a piedi. Ne valeva la pena. Ore 12 in punto eri dentro a parlare con i redattori. Il colloquio non fu entusiasmante, ma credevi fosse una cosa normale. Sapevi di avercela messa tutta. Ce l’avevi messa tutta per arrivare fino la. Hai perso e guadagnato centimetri per essere la dove sei ora. Hai trascorso quasi tutta la tua vita a studiare, a fallire, a piangere e a mettere soldi da parte per essere li. Per essere a quell’appuntamento col destino.
Due giorni dopo loro ti richiamo. Perché avevano detto che ti avrebbero fatto sapere facendoti trascorrere 48 ore insonni e ansiosi.
Sei un ragazzo in gamba, ti dicono. Potresti essere quello giusto per quel giornale in cerca di menti giovani e fresche.
Ma per adesso è meglio che la redazione di quel giornale aspetti a proporre nuove menti al capo redattore. La moglie del caporedattore era malata. In maniera m0lto grave probabilmente. E quel caporedattore non aveva l’entusiasmo di prendere e far apprendere qualcosa a nuovi scrittori. L’ambiente era triste e per ora era giusto evitare di rompere l’equilibrio seppure malinconico del giornale.
Così loro riattaccano. Tu piangi. Chiunque avrebbe pianto. Credevi che quelle parole fossero una scusa bastarda e assurda per dirti che non andavi bene. Perché per quale altro motivo ti avrebbero detto i cazzi del loro caporedattore? Perché? Perché tu? Perché proprio ora? Avevi il sogno a portata di mano.
Sei triste. Hai perso un’altra volta. Senza sapere come e perché. Tu hai fatto il possibile.
Era forse destino che andasse così. Già. Era destino. Maledetto destino.
Destino infame e bastardo. Ti ha messo di fronte a una scelta. Guadagna centimetri lentamente e incontrerai la ragazza che potresti sposare. Guadagnali velocemente e andrai a un colloquio di lavoro che ti ricorderà di essere il fallito più grande della storia. E tu…hai fatto la scelta sbagliata. Ovviamente. Come sempre.
E’ il prezzo da pagare ti dice l’uomo nello stereo. Il tuo cantante preferito. La sua musica c’è sempre ed è quello che ti resta di buono.
Ti sembra di aver combattuto per tutta la vita una battaglia che nessun uomo può vincere. La battaglia con il destino.
Quando ogni promessa è spezzata anche i tuoi sogni sono spazzati via.
Poi il tuo cantante continua a cantare, a gridare, a suonare…suonare del buon rock. E ti dice WALK TALL! Già..è difficile. Ma cammina a testa alta.Sempre. Qualsiasi cosa accada. E allora esci di casa. Prendi la macchina e vai al drive in. Grazie a qualcuno quei posti esistono ancora. Grazie a qualcuno che ama ancora perdersi nella malinconia di quei posto. Vedere un film vintage è la cosa giusta per capire che il destino è troppo forte, sei un perdente e devi alzare bandiera bianca.
Entri al cinema drive in con la tua macchina che segna 220 mila chilometri esatti fatti in quell’istante. Quanta strada inutile avete fatto insieme.
Il film comincia. Ma tu sei distratto. C’è una ragazza in un’altra macchina che piange. E tu sei distratto. Pensi che forse lei ha il cuore frantumato come il tuo.
Hai qualche birra nel cofano. Potresti stare in macchina e continuare a esser triste. O potresti entrare nella sua macchina per offrirle una birra. Magari ti avrebbe picchiato, o magari no. In fondo vuoi solo offrirle una birra. Ma tu le scelte che il destino ti mette davanti le hai sbagliate tutte. Tutte! Ma tanto hai la pelle dura come un cobra e la sconfitta non ti scalfisce più. E magari stavolta brilli come una supernova.
Così bussi al suo finestrino. Lei lo abbassa con le lacrime agli occhi e il trucco sciolto. Lei si vergogna e ti risponde con un dolce ma scontroso ‘Cosa vuoi?’. Tu le fai vedere le birre e le fai un cenno col capo. Lei ti fa entrare in macchina offrendoti un mezzo sorriso. Tu in cambio le offri la birra come promesso. Iniziate a parlare. E a scolarvi le birre. Della buona birra tedesca. Le parole volano. Il film dà un po di luce a quel buio che sembra diventarvi amico, perché il tempo vola mentre parlate, e vi torna il sorriso ad entrambi. Un sorriso vero, come sorridono due bambini.
Tu ti confidi con lei, le dici che hai perso un’altra sfida qualche giorno prima. La più importante. Lei si confida. Ti dice che ha perso qualcosa di più importante. Lei ha perso sua madre qualche giorno prima. Ma forse era giusto così perché era malata. E soffriva. Ora non c’è più e a soffrire è lei. Ma le passerà perché sa che è in un posto migliore ora.
Ma mentre parlate siete felici. Per la prima volta dopo tanto tempo. Lei ti invita a casa per una caffé caldo perché la notte e fredda e il film è finito. Tu accetti e con la tua macchina segui la sua. Ti offre il caffé e la sua compagnia. Tu la vedi bellissima. Troppo bella. Così diversa da tutte le altre donne. Tu la vuoi. Nella tua mente l’hai baciata chissà quante volte. Ma vuoi aspettare, perché è una ragazza di cui potresti innamorarti. Lei ti da il suo numero. Ciao arrivederci a domani. Colazione insieme. Sembra già tua ma non è così, perché è lunga la strada per il Paradiso. Ma sai che aspetterai di percorrere i centimetri che ti dividono da lei, perché mai come ora anche aspettare di stare con lei, di averla, di sposarla magari, ti rende felice. Perché lei è così…così incredibilmente ed esageratamente bella.
Il destino è così. Crudele e splendido.
Lei è la ragazza che portava le buste della spesa e che avresti potuto conoscere il giorno del colloquio. Ma tu questo non lo sai ed è meglio così. Magari quel giorno l’avresti potuta conoscere. Ma poi sua madre sarebbe venuta a mancare e le cose tra voi si sarebbero interrotte prima del tempo. Perché lei non avrebbe avuto la forza necessaria per pensare ad un uomo. E lei non sarebbe mai stata tua e non l’avresti mai baciata, mai sposata.
Ma il destino ha voluto che tu la conoscessi nel momento in cui lei aveva bisogno di te. Nel momento giusto. Al posto giusto. Con le birre giuste. E le emozioni adatte.
Tu ti innamorerai di lei. Lei si innamorerà di te. Voi sarete felici. Lei ascolta Bruce Springsteen come te, il vostro cantante preferito. Allora capisci che è quella giusta. Voi lo ascolterete insieme per il resto della vostra vita perché sono le sue canzoni che vi hanno condotto al drive in quella sera e vi hanno permesso di conoscervi.
Tu deciderai di sposarla perché lei è una principessa. La più bella del mondo. E nessuno potrà mai essere meravigliosa quanto lei.
Ah già. Suo padre è il caporedattore del giornale da cui tu volevi essere preso. Con la morte della moglie del caporedattore l’equilibrio si era già rotto. Ma mai come in quel momento c’era bisogno di menti giovani e fresche. E poi tu stavi per diventare il marito della figlia. E il posto era quasi un tuo diritto.
Diventerai un grande giornalista. Sarai ricco e famoso e innamorato. Avrai il cuore ancora frantumato dalle mille ferite che improvvisamente comincerà a battere di nuovo.
Avrai una famiglia fantastica. E avrai tre figli che chiamerai Jane Frankie e Mary. Proprio come sognavi. Come volevi.
Sarai la persona più felice al mondo e grazie al destino non ti mancherà mai niente nella vita.
Perché la gente vagabonda come te, è NATA PER CORRERE!
E perché cosa vuoi che sia il destino. Lo credi malvagio. Ma lui è sempre dalla tua parte. Basta solo guardare, affrontare e percorrere tutti i centimetri che ci pone davanti. Solo così possiamo occupare lo spazio giusto su questa terra guadagnandoci un posticino carino tra le stelle.

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Redazione

Armonia è un etimo stupendo! Il creatore delle parole non poteva inventare altro termine per esprimere il concerto di bellezza che insiste in esso. Armonia in un insieme di note, di strumenti, armonia di una comunità di persone… E’ davvero difficile che nella società in cui viviamo, di questi tempi, regni armonia, poiché sembra che il bisogno ancestrale più intimo e infimo di ogni persona sia quello di ferie e imbrogliare il proprio simile, invece di privilegiare il rapporto ed il dialogo,per l’ appunto, in una società che è contrapposta per idee ed interessi di casta, credi religiosi e politici. Armonia sta operando affinchè il confronto di idee nella piccola comunità di San Giorgio, possa tradursi in arricchimento culturale dei lettori e di chiunque vorrà avvicinarvisi. Anche la presenza di una modestissima ma appassionata (perchè è soltanto passione che muove la redazione) realtà editoriale contribuisce a formare “bene comune”. E il bene comune sarà l’unica lucida follia che la redazione vorrà contribuire a perseguire.

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