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  Interviste  IL MARE, UNA CHITARRA TRA LE MANI E TANTA TENACIA. MARCO LIGABUE SI RACCONTA.
IntervisteVideo

IL MARE, UNA CHITARRA TRA LE MANI E TANTA TENACIA. MARCO LIGABUE SI RACCONTA.

RedazioneRedazione—30/07/20130
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di Serena Verga
?VIDEO INTERVISTA ESCLUSIVA ??? 
Siamo nella splendida cornice della città bianca della Puglia, Ostuni, in compagnia di un cantante/musicista che ha un cognome che sa di musica. Sto parlando di Marco Ligabue, fratello del Luciano nazionale.

Ciao Marco! E’ un vero piacere averti qui.
Ciao!
Prima di parlare del tuo progetto discografico, una domanda mi sorge spontanea: com’è iniziato tutto? Come ti sei avvicinato alla musica? Già dalla tua infanzia si respirava aria di musica in casa Ligabue?
Musica se ne respirava davvero tanta, già da quando ero piccolo. Diciamo che il primo approccio è stato quando avevo 8, 9 anni, mio fratello Luciano comprava tanti vinili e a me veniva voglia di ascoltare, capire, conoscere. In quel periodo c’erano Genesis, Yes, il periodo progressive anni ’70. In seguito la vera scintilla, la vera svolta c’è stata quando avevo 15 anni, perché per la prima volta ho preso in mano una chitarra acustica: è stato amore a prima vista. Ed è così che è iniziato tutto il mio percorso.
Dal 1991 sei fondatore, responsabile e coordinatore di Ligachannel e BarMario, rispettivamente sito e fan club ufficiali di Luciano Ligabue. Ed ora ti ritrovi a scrivere anche sulla tua pagina fan con oltre 173 mila iscritti. Com’è stato occuparsi sin dagli albori dei fan di tuo fratello e che rapporto hai ora con i tuoi fan?
Nel 1991 ho fondato il fan club, perché in quel periodo non c’erano i cellulari, non c’era internet, quindi comunicare era molto difficile. C’erano le riviste musicali, ma uscivano mensilmente. Era difficile dare notizie in tempo reale di concerti, di uscite discografiche, di promozioni, di interviste e di tutto ciò che stava capitando. E così creai un fan club, mettendo su appositamente un fax e una linea telefonica, allora era il metodo migliore per restare informati. Poi nel ’95-’96-’97, quando è iniziata l’era di internet, mi ci sono avvicinato subito. E così abbiamo fatto una versione di libague.com (siamo stati tra i primi a fare un sito dedicato a Luciano) e pian piano Internet è esploso. Negli ultimi anni c’è stata invece l’esplosione dei social network, dove ognuno comunica se stesso. Così mi son fatto la mia pagina, per restare in contatto con tante persone che avevo conosciuto.
Proprio sulla tua pagina facebook, ho notato che talvolta dedichi un’ora intera ai tuoi fan rispondendo a varie domande. 
Esatto! La cosa molto bella dei social, secondo me, se li utilizzi bene, ti permettono un contatto diretto con tante persone, magari anche distanti da te, non solo geograficamente parlando, ma anche distanti come linguaggio, come cultura. E’ molto bello confrontarsi. Io racconto un po’ quello che sono, la mia vita, quello che faccio, e magari la gente si ritrova in certe cose, in altre no. E così per un’oretta mi metto su facebook e rispondo a più domande possibili.
Nel 2001 avevi già alle spalle ben 10 anni di carriera da musicista e poi da lì decidesti di fondare i Rio, dove tu avevi il ruolo di chitarrista. Poi nel 2012 annunci l’addio al gruppo. Perché? Avevi voglia di cambiare aria? Inoltre l’esperienza con i Rio cosa ti ha lasciato?
Mi ha lasciato cose meravigliose. Dieci anni bellissimi di musica, di concerti, abbiamo registrato quattro dischi. Ho fatto delle esperienze importanti, non solo musicali, ma anche di vita. 10 anni sono anche tanti per un gruppo e probabilmente per me si era chiuso un ciclo. Ci sono delle cose che vanno alla grande per tanti anni, come certi amori, poi ad un certo punto, non sai neanche il perché, tendono un po’ a scendere. E quindi da lì mi sono fatto da parte, non sapevo cosa avrei fatto in futuro. La cosa bella è che l’esperienza dei Rio, dei Little Taver, l’aver vissuto tanti anni accanto a Luciano, probabilmente mi ha scatenato una voglia di fare una nuova “pazzia”. Soprattutto mi ha portato a scrivere tante canzoni nuove che mi hanno spinto a lanciarmi in questa nuova avventura.
Ora torniamo al presente. Il 10 settembre uscirà in tutti i negozi di dischi il tuo primo disco da solista: “Mare dentro”. Com’è nato questo progetto discografico?
Guarda … “Mare dentro” è nato, come ti dicevo prima, finita l’avventura con i Rio. Mi sono messo in un angolo, ero da solo con la mia chitarra e mi sono nate tante nuove canzoni. Probabilmente era un mio racconto che era da tempo depositato, andava solo tirato fuori dal cassetto. Così in pochi mesi mi sono nate tante canzoni. Dopodiché mi son messo a scegliere quelle nove, dieci, che pensavo fossero più giuste per un progetto.
Perché il titolo “Mare dentro”? Mi fa pensare a qualcosa che riguardi la sfera interiore …
“Mare dentro”, perché praticamente, da tanti anni, sto con una ragazza che è sarda e così ho scoperto il mare tutto l’anno. Una cosa che non avevo mai vissuto, perché prima lo vivevo a luglio-agosto, nella settimana di vacanza o nel weekend con gli amici. L’idea di vivere il mare tutto l’anno, anche in ottobre, novembre, insomma fuori stagione, mi ha fatto stare benissimo. E’ stato il mio vero specchio, andavo lì e ritrovavo me stesso, i miei sogni, le mie passioni, le mie riflessioni, anche le mie pause. E lì con la chitarra tra le mani scrivo tutte le mie canzoni. Per cui il mare che c’era fuori mi è andato tutto dentro. E’ diventato veramente la mia fonte d’ispirazione.
“Ogni piccola pazzia” e “La differenza” sono i due singoli che anticipano l’uscita del tuo disco.
Ci sono dei versi di “Ogni piccola pazzia” che mi hanno colpito particolarmente: “[…] se un segreto lo devo trovare / in quella voglia di volerci stupire […]”. Qui non si parla solo d’amore, ma anche di vita?
Di vita, ma anche d’amore. Penso che quando stai bene con una persona il rischio, a volte, è fare sempre le stesse cose e queste cose dopo non ti bastano più. Quindi ogni giorno è nuovo, ogni istante è nuovo, ogni sera che esci con la tua compagna, ogni momento che vivi anche d’intimità è nuovo. E se tu hai voglia ogni tanto anche di vivere ogni momento come nuovo, di stupire, questo dà qualcosa di più grande al rapporto, te lo tiene vivo molto di più.
Per te quella “piccola pazzia” è anche un po’ questo tuo disco?
Beh sì! E’ una “piccola pazzia” a 43 anni lanciarsi da cantautore. Poi sono il fratello di Luciano Ligabue, quindi c’è anche una sfida in atto, avere un cognome così importante. Però io ho seguito solo il flusso di ciò che ho scritto. Ci sono delle cose dentro di te che sai ad un certo punto di dover fare.
Avevi voglia di raccontare e raccontarti.
Sì!
“Non importa quanto cadi, ma quanto ti rialzi, è lì la differenza […]”. Cito testualmente le parole del tuo secondo estratto di “Mare dentro”. C’è sempre qualcosa di autobiografico all’interno delle tue canzoni?
Beh sì, le canzoni sono tutte autobiografiche. Sono cose che ho vissuto o che osservo. In questa frase, in questa canzone (“La differenza”), c’è molto della mia filosofia di vita. Ovviamente tutti cadiamo, nessuno vince sempre o ha sempre successo, però saper far tesoro delle sconfitte, delle botte, dei lividi, a volte ti aiuta a crescere, a diventare una persona migliore, ti aiuta ad affrontare meglio un’altra probabile caduta. In generale ho capito che dalle sconfitte, dalle cadute, si possono imparare tante cose. C’è una frase che dice cos’è l’esperienza: è l’ottimizzazione, insomma il far tesoro, di tutte le esperienze fatte.
La canzone “La differenza” ha due video, uno dei quali è interamente mimato attraverso l’uso del linguaggio dei segni (LIS), e vede la collaborazione di Chiara Ferragni, la fashion blogger più cliccata d’Italia, e Alvin, voce storica di Radio 105 e co-conduttore di Verissimo su Canale 5. Il video ha riscosso tanto successo su YouTube, superando le 568 mila visualizzazioni. Com’è nata questa iniziativa?
Mi hanno segnalato, un po’ di tempo fa, un video bellissimo di Paul McCartney di una canzone intitolata “My Valentine” ed era fatto con la lingua dei segni (LIS), interpretato da Natalie Portman e Johnny Depp, due grandissimi attori, una grandissima canzone. Sono rimasto accecato dalla bellezza di questo video, di come comunicava la canzone. Così mi sono detto “Lo voglio fare assolutamente anch’io!”, perché è una cosa bellissima far arrivare il testo e le emozioni di una tua canzone a tutti.
Ho visto sulla tua pagina fan che hai ricevuto molti messaggi per questo …
Mi hanno scritto veramente in tanti. Onestamente non me l’aspettavo. Chi in prima persona, chi perché era la mamma, il fratello,la  sorella, l’amica, di persone che hanno questa cosa. Sono le cose più belle che ti possono capitare. Ogni messaggio che leggevo era una botta al cuore, mi si spaccava il cuore – in senso positivo. Quindi ho provato a fare questo video e devo dire che ne vado molto fiero, perché oltre ad essere bello, è soprattutto utile. E poi ho imparato anch’io qualche segno!
Musicalmente a chi ti ispiri? Anche a livello internazionale.
In generale ho due fonti d’ispirazione. In Italia mi piacciono molto i cantautori, parlo soprattutto della generazione degli anni ’70, quindi De Gregori, De Andrè, Guccini, sono quelli che veramente mi piace ascoltare, per i loro testi, per la poesia nel loro raccontare, per come lo fanno. A livello internazionale, per quanto riguarda la musica, gli arrangiamenti, il suono, mi piace andare a pescare cose in giro per il mondo, Inghilterra ed America. In particolare negli ultimi anni mi piace molto l’onda che arriva dalla California: Red Hot Chili Peppers, Jason Mraz, Jack Johnson, Ben Harper, … cioè cose legate molto al mare, alla natura, alla musica che ti fa star bene.
“Mare dentro” è più rock, più pop, … ?
Definire cosa è pop, cosa è rock, nel 2013 è veramente difficile. Io ho cercato di contaminarlo con questi suoni che ti dicevo che arrivano dalla California. Poi se è pop, se è rock, per me è difficilissimo capirlo. Però ho cercato sicuramente di inserire dei suoni che sono più – diciamo – americani.
Lasciamo l’argomento musica e parliamo di affetti. Sei papà di una bellissima bambina di 6 anni, Viola. Ora ti chiedo, da papà quale sei, quali sono per te i valori più importanti, le parole chiave per affrontare al meglio la vita?
I valori più importanti, almeno io, ne ho tenuti tre o quattro che mi ha trasmesso mio padre ed io in qualche modo cerco di trasferire a mia figlia. Una delle cose che più mi emozionano e che più vado fiero di raccontare è la gentilezza che aveva mio padre. Mio padre era una persona gentile con tutti. E questa cosa secondo me non ha prezzo.
Non è affatto una cosa banale.
La gentilezza può sembrare una cosa molto banale, ma per me è una cosa molto bella, anche perché tutti i giorni viviamo a contatto con tante altre persone e se tutti ci dedicassimo ad un gesto gentile probabilmente avremmo una vita meravigliosa. E questo ovviamente lo sto trasferendo a mia figlia, come anche l’educazione. Mi piace molto anche un’altra caratteristica che ho preso sempre da mio padre: la tenacia. Nella vita non ti viene regalato niente, però se tu sei tenace, se ci credi, se non molli, se anche nelle difficoltà tieni duro, così qualcosa di bello ti capita sempre. Cerco di insegnare questo a mia figlia. Certo lei non ha ancora progetti importanti, ma già il fatto stesso che si avvicini a certe passioni e che davanti alla prima difficoltà ci riprovi, già mi piace molto.
Un’ultima domanda. Il 10 settembre uscirà il tuo disco. Cosa ti aspetti da questo nuovo esordio? E quali sono i tuoi progetti futuri? Continuerai il tuo tour italiano?
E’ difficile sapere cosa aspettarsi da un primo disco. Io mi aspetto di trovare tanti nuovi compagni di viaggio, gente che in qualche modo si affezioni alle canzoni che possano regalare loro riflessioni in più su vari temi. Dal 10 di settembre andrò a presentarlo in tantissimi posti. Voglio proprio scatenarmi tra negozi di dischi, club, pub, e andare a cantare questo “Mare dentro”. Lo suonerò anche solo voce chitarra, perché comunque le canzoni sono nate così. Mi auguro di iniziare un’avventura con queste nuove canzoni assieme a tante belle persone da incontrare in giro che in qualche modo si possano ritrovare in questo mio nuovo racconto.
Te lo auguro col cuore. Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a te.
E alla prossima!
Ci si vede! Buona estate!

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Armonia è un etimo stupendo! Il creatore delle parole non poteva inventare altro termine per esprimere il concerto di bellezza che insiste in esso. Armonia in un insieme di note, di strumenti, armonia di una comunità di persone… E’ davvero difficile che nella società in cui viviamo, di questi tempi, regni armonia, poiché sembra che il bisogno ancestrale più intimo e infimo di ogni persona sia quello di ferie e imbrogliare il proprio simile, invece di privilegiare il rapporto ed il dialogo,per l’ appunto, in una società che è contrapposta per idee ed interessi di casta, credi religiosi e politici. Armonia sta operando affinchè il confronto di idee nella piccola comunità di San Giorgio, possa tradursi in arricchimento culturale dei lettori e di chiunque vorrà avvicinarvisi. Anche la presenza di una modestissima ma appassionata (perchè è soltanto passione che muove la redazione) realtà editoriale contribuisce a formare “bene comune”. E il bene comune sarà l’unica lucida follia che la redazione vorrà contribuire a perseguire.

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