Di Davide Ndoj
Non potevo non inaugurare l’anno nuovo aprendo la mia rubrica dedicata ai personaggi arbereshe con una figura che, più di altre, incarna il legame profondo tra storia, identità e memoria collettiva. Parliamo di Loris Castriota Skanderbegh, discendente diretto dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, simbolo immortale di libertà e resistenza. Portare un nome così carico di storia non è soltanto un’eredità genealogica, ma una responsabilità culturale. Loris Castriota Skanderbegh ha saputo trasformare questo patrimonio in un impegno concreto, diventando nel tempo un punto di riferimento simbolico per le popolazioni albanesi e per l’intera comunità Arbëreshë in Italia.
Giornalista professionista e ricercatore storico, ha diretto diverse testate giornalistiche, distinguendosi per uno stile rigoroso e attento alla valorizzazione della storia locale e delle identità del Sud. Il suo lavoro non si limita alla cronaca, ma si estende alla ricerca e alla divulgazione storica, con particolare attenzione alle vicende delle grandi famiglie nobili che, dopo la morte di Scanderbeg nel 1468, trovarono rifugio nel Regno di Napoli, contribuendo in modo determinante alla storia del Mezzogiorno. Discendente della famiglia Castriota, Loris partecipa attivamente a conferenze, incontri e iniziative di studio per valorizzare la storia dell’Albania, quella della sua famiglia e i rapporti millenari tra l’Italia e il Paese delle Aquile. La sua attività di ricerca si concentra in particolare sulla città di Foggia e sul territorio pugliese, luoghi chiave per comprendere la presenza e l’influenza delle famiglie arbëreshë nel Sud Italia.
Ma il valore della sua figura va oltre la dimensione accademica. Loris Castriota Skanderbeg rappresenta un autentico ponte culturale tra Italia e Albania, impegnato a mantenere viva la memoria del suo illustre antenato e a rafforzare i legami storici, culturali e contemporanei tra la Puglia e la terra d’origine degli albanesi. In un’epoca in cui l’identità rischia spesso di essere dimenticata o semplificata, il suo lavoro assume un significato ancora più profondo. La storia, nelle sue mani, non è un racconto fermo nel passato, ma un dialogo continuo tra le generazioni. Attraverso la parola scritta, la ricerca e l’impegno culturale, Loris Castriota Skanderbeg dimostra come l’eredità di Giorgio Castriota Skanderbeg continui a vivere, non solo nei libri, ma nelle azioni quotidiane di chi sceglie di custodirne il valore. Un nome che attraversa i secoli, una voce che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Intervista:
Come si fa a vivere con un nome che porta secoli di storia e responsabilità?
Con grande senso del dovere. È importante, in questi casi, conoscere bene la storia della propria famiglia, l’importanza del ruolo e delle imprese degli antenati, perché chi ancora oggi li rispetta e li apprezza deve capire che sei degno di una eredità culturale e morale così prestigiosa. Se i tuoi antenati hanno fatto del bene, non puoi e non devi tradire la loro opera e la loro memoria: devi meritare il rispetto che loro hanno conquistato con le loro imprese.
Qual è il legame tra la Puglia di oggi e l’Albania del passato, e come può la memoria di Skanderbeg avvicinarle ancora?
Come racconto sempre nelle mie conferenze, la Puglia ha una storia millenaria in comune con l’Albania. Nel primo millennio avanti Cristo, le tribù che colonizzarono la regione – Dauni, Iapigi e Messapi – erano illire, come di origine illira è il popolo albanese. Quindi, condividiamo un antico patrimonio comune di valori e comportamenti, attitudini e visioni del mondo e della vita che, pur con le differenze dettate dai secoli trascorsi e dalle evoluzioni etniche, sociali, culturali delle rispettive popolazioni, ci fanno sentire una reciproca simpatia e una “familiarità” inconscia quando abbiamo modo di vivere esperienze comuni. Il legame tra le due sponde dell’Adriatico non si è mai interrotto, grazie agli scambi commerciali ma anche ai viaggi e ai trasferimenti continui avvenuti tra gli stati costieri balcanici e tutte le regioni “orientali” della penisola italiana. Le restrizioni dovute al dominio turco durato mezzo millennio e al cinquantennio del regime di Hoxha non hanno avuto il potere di cancellare questi legami che sono istintivi tra i due territori. Per non parlare delle tre comunità storiche di origine albanese – i cosiddetti “comuni arbëreshë” – che ancora oggi esistono in Puglia: a Chieuti e Casalvecchio di Puglia, in provincia di Foggia, e a San Marzano di San Giuseppe, nel Tarantino, la memoria delle radici storiche ed etniche comuni sopravvivono concretamente nelle parlate locali, basate sulla lingua albanese del XV secolo, o anche nei costumi tradizionali, in canti e balli, in tante abitudini quotidiane, negli ingredienti di base e nelle preparazioni della cucina tipica. Skanderbeg è un eroe che l’Albania e i comuni arbereshe (ce ne sono in tutte le regioni del Centrosud Italia, dalla Sicilia alle Marche) hanno in comune: ha guidato in patria, per 25 anni, la resistenza vittoriosa contro i tentativi di invasione compiuti dagli eserciti dei sultani e, alla sua morte, molta parte della popolazione albanese che non voleva vivere sotto il dominio tirannico degli ottomani preferì trasferirsi nel Regno di Napoli. Andarono a vivere nelle terre concesse da Re Ferrante d’Aragona, amico di Skanderbeg e degli Albanesi: così nacquero i paesi arbereshe che restano una testimonianza materiale di questo legame di sangue e di storia comuni. La memoria dell’eroe rappresenta simbolicamente l’occasione di scoprire le radici comuni dei due popoli, di valorizzare somiglianze e differenze come origine di nuovi rapporti, culturali, politici ed economici.
Cosa significa custodire la memoria di un eroe nazionale quando la vita corre veloce e le radici rischiano di essere dimenticate?
La storia non deve essere come un reperto antico da lasciare in uno scaffale ad impolverarsi. Deve essere studiata per trarre ispirazione pratica nella vita attuale e nei progetti per il futuro. Non perché si vuole essere ancorati solo al passato, ma perché da quel passato si vogliono trarre insegnamenti saggi per evitare errori già commessi da altri e che possono farci agire meglio nel futuro. Skanderbeg, un condottiero, politico e diplomatico che agì sempre nel primario interesse del suo popolo, che sopportò sempre per primo i sacrifici che chiedeva ai suoi uomini, che difese l’identità etnica e il sentimento religioso prevalente della sua terra deve essere un esempio di altruismo, onestà e concretezza che deve ispirare gli uomini di oggi ma soprattutto i “leader”, gli uomini del potere, politico ed economico. Il tempo corre veloce e la “modernità” prende il sopravvento, me i valori più importanti della convivenza civile dobbiamo continuare a coltivarli, proprio imparandoli dai grandi esempi del passato.

