L’8 agosto 1991 la nave Vlora ridefinì i confini della coscienza italiana. Ventimila persone, ammassate su un guscio di noce metallico, toccarono terra a Bari, trasformando di colpo il capoluogo pugliese in un crocevia di umanità dolente.
In quei giorni di smarrimento collettivo, mentre la politica nazionale balbettava parole di paura e invocava barriere, si levò ferma la voce di Enrico Dalfino. Il sindaco di Bari scelse la via più difficile e più alta: quella morale.
«Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza».
Non voltò lo sguardo. Fece dello Stadio della Vittoria un rifugio e della sua fascia tricolore il simbolo di un’istituzione che non abdica ai propri doveri umani.
Quella scelta, coraggiosa e persino folle agli occhi dei cinici, è rimasta scolpita nella memoria come un monumento di civiltà giuridica e politica. Ma, a distanza di decenni, quel monumento rischia di trasformarsi in un reperto museale dimenticato, sepolto sotto la coltre dell’indifferenza contemporanea.
Lo dimostrano le cronache di oggi, che continuano a restituirci bollettini di guerra camuffati da notizie di frontiera. Come la recente, sconvolgente tragedia consumatasi alle porte dell’Europa, nelle acque di Ceuta, dove circa ottanta vite sono state spezzate nel disperato tentativo di raggiungere a nuoto una speranza, trovando invece la morte sotto gli occhi di un continente distratto e blindato.
Ventimila persone accolte a Bari nel 1991; decine di corpi restituiti dal mare a Ceuta oggi. In mezzo c’è il progressivo fallimento di un’Europa che sembra aver dimenticato la lezione di Dalfino, barattando il diritto alla vita con la retorica dei muri, dei porti chiusi e della delega cinica del dolore.
Oggi ricordare Enrico Dalfino non è un esercizio di retorica nostalgica, né la semplice celebrazione di una ricorrenza da calendario. È un severo esame di coscienza che trova rinnovata forza nei luoghi simbolo della città.
Quest’anno, l’8 agosto, il percorso della memoria prenderà il via alle ore 9.00, nel luogo esatto in cui approdò la Vlora.
Un momento commemorativo di profonda intensità si terrà presso la targa collocata nel porto di Bari, all’esterno della stazione marittima per l’imbarco verso l’Albania. La targa fu realizzata nel 1996, a cinque anni dall’arrivo della nave, a cura del Circolo ACLI Dalfino: un’opera che vede fianco a fianco Enrico Dalfino e don Tonino Bello, uniti dallo stesso ideale di fraternità.
La giornata proseguirà con le consuete celebrazioni istituzionali, al mattino in Municipio e, nel pomeriggio, nel quartiere San Girolamo, in Largo «Sono persone – 8.8.1991».
In questo cammino di memoria e verità desideriamo esprimere un profondo e sincero ringraziamento, a nome di tutti i nostri connazionali e di quanti continuano a credere nell’umanità, a Giuseppe Dalfino. La sua instancabile dedizione, fedele all’insegnamento e all’esempio del padre Enrico, fa sì che, anno dopo anno, la fiamma di quel giorno non si spenga.
E ci ricorda anche perché noi ci saremo, senza esitazioni: perché, prima di ogni confine, di ogni appartenenza e di ogni differenza, siamo persone.

