Dopo gli scontri davanti al Ministero dell’Istruzione, la mobilitazione si allarga: in piazza anche gli studenti di Medicina, Politecnico e altre facoltà, tra richieste di riforme e tensioni con le istituzioni.
Di Davide Ndoj
TIRANA – La protesta studentesca continua a coinvolgere la capitale albanese. Dopo gli scontri di martedì 13 ottobre davanti al Ministero dell’Istruzione, mercoledì 14 ottobre la mobilitazione è proseguita con l’adesione di nuovi gruppi di universitari, compresi gli studenti della Facoltà di Medicina, che hanno boicottato le lezioni e sono scesi in strada per chiedere cambiamenti nel sistema dell’istruzione e maggiori prospettive per il futuro.
Secondo le informazioni diffuse dai media albanesi, alla mobilitazione si sono aggiunti anche studenti del Politecnico, delle facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze, oltre a giovani provenienti da istituti superiori. Gli studenti di Medicina hanno raggiunto altre facoltà durante il corteo, invitando i colleghi a unirsi alla protesta. La partecipazione di diversi istituti e dipartimenti testimonia l’allargamento della mobilitazione, anche se non è disponibile una stima complessiva verificata del numero dei partecipanti.
SCONTRI, ARRESTI E FERITI
La giornata di martedì era iniziata con una manifestazione davanti al Ministero dell’Istruzione, ma nel corso delle ore la situazione è degenerata. Alcuni partecipanti hanno lanciato pietre, mattoni e altri oggetti contro l’edificio e le forze dell’ordine. La polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti. In serata, i disordini si sono estesi anche alla zona del Municipio di Tirana, dove sono stati segnalati danni.
Il bilancio diffuso inizialmente dalla polizia parlava di 23 manifestanti accompagnati negli uffici per gli accertamenti, sei agenti feriti e una giornalista rimasta ferita. Un successivo aggiornamento di Euronews, pubblicato mercoledì, ha riferito di 16 arresti e di 49 persone sottoposte a procedimenti penali. I dati si riferiscono a momenti diversi e dovranno essere confermati dagli aggiornamenti ufficiali.
LE RICHIESTE DEI GIOVANI
Al centro della protesta ci sono le condizioni delle università, i costi dell’istruzione superiore, il sostegno economico agli studenti e le prospettive occupazionali dopo la laurea. Questioni che si intrecciano con un malcontento più ampio legato alle disuguaglianze sociali e alla fiducia nelle istituzioni.
Una parte dei manifestanti chiede anche le dimissioni del primo ministro Edi Rama, inserendo le rivendicazioni studentesche nel più vasto movimento di contestazione del governo. La protesta si collega inoltre alle polemiche su presunti casi di corruzione e su un progetto turistico costiero legato a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, contestato da alcuni attivisti per le possibili conseguenze ambientali.
IL NODO DELLA RISPOSTA ISTITUZIONALE
Gli avvenimenti di Tirana riportano al centro il rapporto tra diritto di manifestare, sicurezza pubblica e responsabilità delle istituzioni. Il governo ha condannato gli attacchi contro gli agenti e i danni alle strutture pubbliche e private, mentre il ministro dell’Interno ha richiamato anche la necessità di garantire manifestazioni pacifiche e interventi di polizia conformi alla legge e proporzionati alle circostanze.
La prosecuzione della mobilitazione, con l’ingresso di nuovi gruppi di studenti, mantiene alta l’attenzione sulla situazione nella capitale. Resta da capire se le richieste dei giovani porteranno a un confronto con le autorità e quali iniziative verranno annunciate nelle prossime ore.
Per l’Albania, il tema non riguarda soltanto la protesta di questi giorni, ma anche la capacità di rispondere alle aspettative delle nuove generazioni in materia di istruzione, lavoro e partecipazione democratica.

